Scrivere è un’arte, un mestiere, una professione, un dovere, una passione… Ognuno ha la sua tesi, ma per me scrivere è sempre stata un’urgenza.
Le parole possono ferire, emozionare e dare vita a un mondo nuovo dove scoprire i lati nascosti di noi stessi. Scrivere per me è un’eterna scoperta.
Da piccola scrivevo diari che chiudevo con i lucchetti, lettere che imbustavo e spedivo alle amiche vicine e lontane e poi racconti che speravo un giorno di pubblicare.
Gli anni sono passati e dalla penna stilografica mi sono convertita alla bic e poi alla tastiera di un computer.
Scrivo ancora sogni, spunti e appunti sui miei mille taccuini e ho le borse piene zeppe di penne e foglietti, ma poi, quando devo scrivere un libro, mi siedo davanti al pc e ascolto solo il silenzio delle dita che schiacciano i tasti velocissime, ma mai quanto i pensieri.

scrivere per me

Ho iniziato a scrivere il primo libro, quasi per gioco.
“Lo scriviamo a quattro mani?”
“Sì, dai, così ci aiutiamo a vicenda…E non lo lasciamoo a metà!”
Detto, fatto.
Con la mia amica e collega, Alessandra Tedesco, ho iniziato a tessere la trama di quello che sarebbe poi diventato “La vita è un cactus“.
In un anno siamo riuscite a unire le forze e a ridere delle stesse storie agghiaccianti (e purtroppo vere) che abbiamo raccontato nel nostro romanzo. Ironia e divertimento sono stati gli ingredienti che ci hanno permesso di proporre il manoscritto a diverse case editrici e ricevere il primo “Sì”. Ed ecco che abbiamo pubblicato con Sonzogno Editore.
Il direttore editoriale di allora ci ha chiesto se avevamo un agente nostri occhi sgranati: un agente? Noi?!

Un anno dopo, avevo un’idea nuova e un agente letterarrio.

Nel 2010 ho proposto “Mia figlia è una iena. Quello che le mamme pensano e non dicono“. Lo ha pubblicato Kowalski, del gruppo Feltrinelli. Ero stufa di sentire ipocrisie e falsità sulla maternità tutta zucchero e colore rosa e avevo scritto la “mia verità” su figli, nonne, suocere e mamme perfette.
Avevo una piccola iena piangente tra le pareti domestiche e un unno appena arrivato e mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Scrivere un manualetto ironico su mia figlia Angie è stato il minimo!

Il 2012 inizia bene, con la traduzione all’estero di “Mia figlia è una iena” che in Francia esce con il titolo “Diablotin, tintamarre, marabout!” (edito da Fleuve Noir), che riprende una filastrocca francese e si fa spazio tra gli scaffali dedicati alle mamme.

Il 2012 vede in libreria anche “Dizionario bilingue italiano- Bambinese, Bambinese – Italiano”, edito da Mondadori. L’idea arriva da mia cugina, Daria Polledri, con cui realizzo una sorta di vero e proprio dizionario della lingua parlata dai bambini.

A quei tempi avevamo entrambe piccoli nanerottoli che gattonavano sul parquet e ci siamo divertite a redigere un vero e proprio vocabolario, aiutate da una logopedista e da alcuni studi di settore. Mondadori ha creduto in noi.

La vita poi mi ha portato a scrivere “Wondy“. Avrei preferito non scriverlo. Ma tant’è. L’ho fatto. E Rizzoli mi ha aiutato a trasformare una difficile stagione della mia vita in un memoir. La cosa bella è stata che ho potuto dare la parola a tante eroine che nelle mie pagine hanno trovato se stesse. E poi ho ricevuto due premi, per me importanti. Il Premio Fenice Europa, sezione Malizia, e il terzo posto del Premio Lettrici di Elle 2015.

Finalmente sono riuscita a uscire da quel nido fatto di autoironia e vita vissuta e a tirare fuori “emozioni altre”.

Non so come, forse sono solo maturata.

E’ arrivato il momento di tuffarmi nell’arduo mondo della narrativa pura. E ammetto che mi è piaciuto molto. Ci ho lavorato parecchio, lunghi mesi intervallati da pause di riflessione. Ho letto molti romanzi, ho studiato, scritto e riscritto. Poi ho riletto, tagliato, modificato, editato. E poi ancora e ancora. E poi, all’inizio nel 2016, Mondadori ha detto “sì” e… un sogno si è realizzato.
Breve storia di due amiche per sempre“.

Un’amicizia che dura una vita è una sfida.

Questo romanzo per me è una sfida.

 

“Per dire qualcosa di nuovo e di importante bisogna saper scrivere in modo semplice e comprensibile. Niente è più facile dello scrivere difficile”  –

[Karl Popper dixit]

Franci scrittrice